Lourdes e Bernadette
SUI PASSI DI BERNARDETTE
Si arriva a Lourdes, per qualche ora o per qualche giorno come visitatore o come pellegrino, si vorrebbe vedere tutto bene, ascoltare tutto e “scoprire” tutto e forse partecipare anche a questa o quella celebrazione… ma nel voler fare tutto in pochissimo tempo, si rischia di rimanere molto delusi poiché bisognerà allora fare tutto a “tutta velocità”.
Seguire i passi di Bemadette è come un pellegrinaggio all’interno di un altro pellegrinaggio… che richiede del tempo, dello stupore e un pò di buona volontà. Mettersi in cammino sulle tracce di Bernadette, significa scoprire i luoghi familiari che furono i suoi, il suo mulino natale, l’oscuro Cachot dove visse con i suoi per due anni, l’Ospizio dove studiò dalle suore di Nevers, dove fece la sua prima comunione… prima di partire per Nevers…
Mettersi in cammino con Bernadette è ben altra cosa che una semplice visita guidata, un esercizio di memoria, che i manderebbe sforzo e attenzione per ritenere tutte le date, tutti i luoghi, il nome di tutte le persone che hanno incrociato il cammino di Bernadette. Niente di tutto questo! Semplicemente un’avventura che ognuno prova a vivere con il cuore. Questo è importante.
Mettere i propri passi in quelli di Bernadette e comprendere dall’interno il messaggio indirizzato da Maria alla piccola Bernadette Soubirous, ecco il senso di questo pellegrinaggio che noi possiamo intraprendere insieme.
L’ospizio
Bernadette ebbe molto presto l’intuizione di diventare religiosa. Non ha mai desiderato trovarsi un posto nel mondo, pur essendovi sollecitata. Ha sempre rifiutato ogni offerta pecuniaria; ha pure respinto i pretendenti e tra questi certuni erano anche seri.
Ma ci ha impiegato otto anni per trovare dove il Signore la chiamava. Quando la Signora le disse, la prima volta, di andare alla sorgente per bere e lavarsi, lei si dirige innanzitutto verso il Gave. La Signora deve anche farle capire che non è nella direzione giusta. In più, lei rifiuta ogni prospettiva di aggiustamenti della regola. Perciò, questo tipo di ordine, con le sue austerità, non è fatto per lei. Deve quindi cercare altrove
Il presbiterio e la chiesa parrocchiale
Bernadette non frequentava il catechismo : e sappiamo perché. Ma non viveva fuori della Chiesa. Era stata battezzata che aveva due giorni di vita. Frequentava la chiesa parrocchiale, recandosi alla Messa non solamente alla domenica ma anche in alcuni giorni della settimana. Alla domenica inoltre andava ai vespri : il 14 febbraio 1858, sua madre volle impedirle di tornare alla Grotta, e tra i vari motivi, il rischio di non arrivare in tempo per i vespri. I vespri erano, evidentemente, in latino. Da notare pure che, se fossero stati cantati in francese, questo non avrebbe cambiato nulla, dato che Bernadette non conosceva neppure il francese.
La sua Chiesa, è anche la sua famiglia, « piccola chiesa domestica », come l’ha ricordato anche recentemente papa Benedetto XVI. Nella famiglia Soubirous, genitori e figli recitano insieme il rosario; così si aiutano mutuamente. Sopportano insieme i colpi duri della vita e praticano la fiducia. « Là dove due o tre sono riuniti nel mio nome … »
La Chiesa è ben presente nel periodo delle apparizioni, dato che più volte chiede consiglio al rev. Pomian e, soprattutto perché è incaricata di una missione per « i sacerdoti ». Lo scopo della missione è anch’esso ecclesiale : una processione e una cappella. Nonostante una pessima prima accoglienza del parroco Peyramale, Bernadette torna al presbiterio. Su richiesta del parroco, lei chiede alla Signora il suo nome che finirà per dirle : « Io sono l’Immacolata Concezione.» Come nel caso del latino dei salmi, lei non capisce queste parole, ma « caso vuole » che corrispondono al dogma proclamato da papa Pio IX nel 1854.
Non immaginiamoci comunque che Bernadette sia stata una bigotta cieca. Per esempio lei si irrita contro quei Vescovi che usano dei sotterfugi per sottrarle qualche cosa; preferirebbe che rimanessero nelle loro diocesi piuttosto che venire a disturbarla. Bernadette non confonde affatto i compiti. Era stata incaricata di trasmettere un messaggio : e lei l’ha trasmesso. Ma mai si è creduta superiore ai sacerdoti : anzi rifiuta di benedire degli oggetti.
S. Paolo ha goduto di una grazia straordinaria sul cammino di Damasco : ma è diventato cristiano, come tutti, con il battesimo. Bernadette ha beneficiato di grazie straordinarie, ma ha continuato a prepararsi alla Prima Comunione, e fu finalmente felice quando poté far parte del gruppo delle Figlie di Maria. La sua appartenenza alla Chiesa assumerà una forma speciale quando diventerà religiosa. L’obbedienza, in particolare, non si vive allo stesso modo soprattutto se si confronta una religiosa del 19° secolo e un donna laica del 21° secolo. Ma non si può ridurre la vita di Bernadette a Nevers ai racconti, a volte anche tendenziosi, con le sue superiore. Nel quotidiano, Bernadette condivideva con le altre Suore lo stesso desiderio di amare Cristo e il prossimo. Aveva pure l’incarico di aiutare tante altre Suore quando erano nella sofferenza o in difficoltà.
La scena del 25 febbraio è costellata da va e vieni, da tentennamenti prima della scoperta della sorgente. Successe la stessa cosa nel discernimento della sua vocazione Bernadette, avendo visto la Madonna, credette normale, che dovesse entrare in una Congregazione contemplativa. D’impulso pensò al Carmelo di Bagnères, fondato nel 1853. Ma la salute non le avrebbe consentito di seguire integralmente la regola.
L’Eucaristia è legata alle apparizioni, almeno cronologicamente. Bernadette è tornata da Bartrès nel gennaio 1858 per preparare, finalmente, la sua Prima Comunione che avvenne il 3 giugno, giorno del Corpus Domini, nell’oratorio dell’Ospizio. E’ per questo che il Cammino del Giubileo terminava in questo posto. Oltre alla coincidenza delle date, è possibile scoprire una logica tra le apparizioni e l’Eucaristia : prima, Maria ha preparato Bernadette a ricevere suo Figlio; poi, Maria dà suo Figlio a Bernadette. Così facendo, ha inizio la realizzazione della promessa del 18 febbraio: Bernadette sarà felice, “non in questo mondo, ma nell’altro”. L’Eucaristia è il pregustare l’altro mondo.
In un’epoca in cui la comunione era ancora rara, Bernadette ottenne dal suo confessore l’autorizzazione a comunicarsi tre volte alla settimana.
A Nevers, lei potrà fare la comunione con più frequenza. Le consorelle testimonieranno della bellezza del suo volto e del suo raccoglimento quando si accostava alla comunione e quando, subito dopo, faceva il ringraziamento, che a volte si prolungava senza che se ne rendesse conto. Bernadette si è alimentata più dell’Eucaristia che dei ricordi della Grotta. Per mezzo dell’Eucaristia lei si sentiva in unione con la Madonna, così noi riceviamo il corpo risuscitato di Colui che è nato dalla Vergine Maria : Ave verum corpus natum de Maria Virgine.
La tenda dell’adorazione

Chi desiderasse meditare sul legame tra Maria e l’Eucaristia potrebbe leggere, nell’enciclica di papa Giovanni Paolo II sull’Eucaristia, il capitolo che si riferisce a Maria, la « donna eucaristica ». Durante i suoi lunghi e frequenti soggiorni nell’infermeria di Nevers, Bernadette sentirà spesso il dispiacere di “non poter assistere alla Messa”, come si diceva all’epoca. Ma appena possibile vi partecipava intensamente, unendo il sacrificio della sua vita e delle sue sofferenze al sacrificio del Cristo. Nell’infermeria, il suo letto era circondato da un cortinato bianco. Lei chiamava questo luogo la sua « cappella bianca ». La Madonna l’aveva inviata a dire ai sacerdoti che si costruisse una cappella. Al momento della sua morte, nel 1879, la basilica dell’Immacolata Concezione era già stata consacrata e il progetto di una chiesa ancora più grande, quella del Rosario era già in studio. Ma l’edificio vero, e i templi di pietra ne sono solo l’espressione, è quello che ha Cristo come base o chiave di volta e che si costruisce nello Spirito Santo. Nelle ultime ore della vita terrena, Bernadette si paragona a un chicco di grano, simile a quelli che lei aveva visto macinare nel Mulino di Boly. Di fatto stava riproponendo in se stessa la vocazione del Servo sofferente : « Triturata dalla sofferenza, è piaciuta al Signore. » Lei sapeva che i chicchi dovevano essere macinati per diventare Pane di vita.
Le Accueils dei malati, la Cité Saint-Pierre
Il Giovedì Santo, stando alla liturgia, Gesù ha istituito l’Eucaristia e ha lavato i piedi ai suoi discepoli. Nei due aspetti, dice loro di compiere anch’essi i gesti che gli hanno visto fare.
« Fate questo in memoria di me». « E’ un esempio che vi lascio, perché anche voi lo facciate, come io l’ho fatto a voi».
All’Ospizio delle Suore di Nevers, Bernadette ha praticato, al tempo stesso, una spiritualità eucaristica e ha cominciato a servire i malati. A dire il vero, il servizio in casa sua era una caratteristica abituale, tanto in famiglia come al piccolo bar della zia o a Bartrès. Ma con dei malati, anziani, miserabili e infermi, in pieno 19° secolo, il servizio aveva una forma meno poetica che l’essere “custode di pecore”.
E’ anche vero che Bernadette era forte interiormente, in un corpo fragile, e che aveva già provato le durezze della vita, ma il suo amore per i poveri non dipendeva solo dalle sue qualità umane. Come tutti i santi, lei amava il Cristo nelle sue membra sofferenti. Benché il loro carisma specifico non era rivolto all’assistenza ai malati, sono di fatto pochi i santi che non abbiano sentito un amore tenero ed effettivo per i malati. Basta pensare a S. Ignazio di Loyola o Federico Ozanam.
Nei vangeli, tra quanti avvicinarono Gesù la maggior parte era costituita da malati e disabili. Bernadette ha superato il ribrezzo davanti a certe piaghe, grazie al suo amore a Cristo. Infondeva coraggio ad alcune Suore nauseate dall’orrore del male. Da semplice aiuto infermiera che doveva occuparsi solo di portare delle tisane, divenne la responsabile dell’infermeria di Nevers e il dottore del convento manifestò la tua testimonianza di stima e di fiducia nei riguardi di questa Suora che certuni volevano far passare per pazza. Con la sua gioia interiore, con il suo buon senso, con la sua lucidità spirituale, con la sua umiltà, con l’esempio della sua preghiera, Bernadette serviva la comunità, senza rendersene conto, anzi lei si paragonava a una scopa che si mette dietro una porta dopo aver svolto il suo compito.
La cosa più dura per Bernadette furono le rinunce. Dovette rinunciare a essere inviata in una casa della Congregazione per assistere i più poveri : le Superiore ritennero che fosse imprudente lasciarla partire da Nevers. Dovette anche rinunciare a servire le sue Suore come infermiera e accettare in cambio di essere servita lei stessa. Bernadette era umile, ma anche fiera : accettare di dover “dipendere” le costò molto ammetterlo. Come non associarla a papa Giovanni Paolo II che negli ultimi tempi del suo pontificato, ritenne che il servizio più grande che poteva rendere alla Chiesa era di offrire le sue sofferenze in unione con il Cristo Salvatore?






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